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saturation, diminuzione della vigilanza e dell’attenzione, rallentamento L’evento di Riga rientra
del tempo di reazione, poor judgement/memory e labilità emotiva.
Talvolta, è la semplice deprivazione del sonno a innescare il esattamente in questo
meccanismo perverso… contesto: affaticamento
Ma se in questi casi è anche sufficientemente semplice risalire o mentale associato a
poter intercettare l’evento scatenante (il sonno mancato appunto), è
nella sopracitata “labilità emotiva” che purtroppo si annidano i rischi deterioramento cognitivo,
maggiori: impulsività, irritabilità, aggressività e rabbia sono alcune scadimento delle
sue specifiche manifestazioni. prestazioni ed erosione
La difficoltà nel relazionare alla “fatigue” situazioni di stress come
l’eccesso di attività ricreative/extracurricolari, l’indebolimento dei margini di safety
psicofisico per essere neogenitori o per dover accudire un bambino abitualmente applicati
malato, è un aspetto rilevante.
A lungo termine, la stanchezza mentale può portare infatti a depressione, insonnia, apatia e isolamento, ma
anche a “serious physical and mental exhaustion”.
Ma se è vero che gli eventi causati principalmente da “fatigue” conducono spesso a errori minori, è anche
altrettanto vero come sia stata proprio quest’ultima a generare catastrofi epocali: il volo 808 dell’American
International Airways del 18 agosto 1993, il ValuJet 592 dell’11 maggio 1996 e il FedEx 1478 del 26 luglio 2002,
solo per citarne alcuni.
In ognuno di questi incidenti, l’aeromobile è andato distrutto, ma nel caso del ValuJet c’è stata la terribile
aggravante della perdita della vita per tutti gli occupanti.
In tal senso, proprio grazie all’evento dell’A320 del 2016, ci sono due lessons learned a cui poter ancorare questa
breve narrazione.
La prima ci insegna quanto sia importante la formazione in ambito Human Factor per il personale operativo:
il Final Report, infatti, ha sottolineato come il Primo Ufficiale, nella serie di eventi che nelle settimane e nei
mesi precedenti avevano intaccato il suo equilibrio psicofisico, non fosse mai stato messo nelle condizioni
né di riconoscere “i sintomi peggiorativi”, né di poter informare colleghi o compagnia aerea delle medesime. 15
E questo nonostante la compagnia avesse da poco istituito un dipartimento per “gestire il rischio derivante
dall’affaticamento degli equipaggi di volo”.
La seconda, e forse più importante, ci insegna quanto sia importante fidarsi del proprio team: c’è stato qualcuno,
infatti, fra i membri dell’equipaggio, che si è reso conto di quello che stava succedendo ed è intervenuto, Primo
Ufficiale protagonista incluso (non è così scontato accettare il fatto di essere sollevato dai comandi).
Impariamo, quindi, ad essere noi stessi i giudici dei nostri livelli di fatica e, allo stesso tempo, fidiamoci degli
input esterni: un coniuge, un familiare, un caro amico e, certamente, anche un collega.
Era il 15 agosto del 2016 quando un A320 da Barcellona a
Riga impiegò, al posto del Primo Ufficiale, un suo omologo
di compagnia che, fuori servizio, si trovava a bordo
dell’aeromobile come passeggero.
L’indagine, conclusa nel marzo del 2022, ha identificato
nell’effetto combinato di stanchezza cronica e stress la
ragione per cui, di fronte ad un palese deterioramento
progressivo delle condizioni cognitive, il Primo Ufficiale fu
costretto a cedere i comandi.
novembre/dicembre 2022